sábado, 30 de enero de 2016

Camminare


Camminare
camminare
camminare

Non importa dove
neanche da dove.
Importa il passo
que ora leggero
mai non si ferma
ne guarda in dietro.

Camminare 
camminare 
camminare

In solitudine
o in compagnia
sota la luce 
del mezzoggiorno

A  mezzanotte,
una melodia.

Tra le stradine
della cità straniera.

Nella stranezza
ad scoprire
la novità di quanto 
credevamo conosciuto.

Camminare
camminare 
camminare

E che l'incertezza
dei nostri passi
che non conoscono
il suo destino
si godano ad ascoltare
la sua musica, 
il suo ritmo.

miércoles, 27 de enero de 2016

Pensieri nella solitudine


Quello che accade a l'interiore di ognuno di noi...

    "In un' età nella quale il totalitarismo ha tentato in ogni modo di svalutare e degradare la persona umana, speriamo che sia giusto chiedere un po' di attenzione per tutte e ciascuna delle reazioni dettate dalla sua ragione in favore della inalienabile solitudine dell' uomo de della sua libertà interiore. Non si può permettere che il chiasso omicida del nostro materialismo faccia tacere le voci libere che mai cesseranno dal parlare: siano esse quelle dei santi cristiani, o dei saggi di Oriente come Lao Tse o Zen Masters, o voci di uomini come Thoreau o Martin Buber o Max Picard. Va benissimo che si insista sul fato che l' uomo è un "animale sociale" -- ciò è abbastanza obvio. Ma non vi è nessuna giustificazione per farne un semplice ingranaggio di una macchina totalitaria -- sia pur religiosa. 
    In realtà la società dipende, nel suo esistere, dalla inviolabile solitudine personale dei suoi membri. La società, per meritare questo nome, non deve essere costituita di numeri o di unità mecchaniche, ma di persone. Essere una persona implica responsabilità e libertà, e l'una e l'altra presuppongoni una certa solitudine interiore, un senso di integrità personale, un senso della propria realtà e della capacità individuale di darsi alla società -- o di rifiutare un tale dono. 
        Quando gli uomini sono completamente sommersi in una massa di esseri umani senza personalità, sospinti qua e là da forze automatiche, perdono la loro vera umanità, l'integrità, l'attitudine ad amare, la capacità di prendere delle decisioni. Quando la società è costituita di uomini che no conoscono solitudine interiore, non può più essere cementata dall' amore: ed è perciò tenuta insieme da una autorità usurpatrice e violenta. Ma quando gli uomini vengono a viva forza privati di quella solitudine e libertà che sono ad essi dovute, la società nella quale vivono imputridisce, marcisce nel servilismo, nel risentimento e nell' odio."


Thomas Merton, Pensieri nella solitudine, 1959 

martes, 26 de enero de 2016

Cuadrilotecas


     Pensando en las Cuadrilotecas... bibliotecas con múltiples dimensiones que nos permiten contemplar figuras con volumen, como en una cajita llena de espejos sin los cuales la figura central se vería simplemente cortada o a medias. 
     Las Cuadrilotecas son una nueva modalidad de biblioteca, en que las bibliotecas contienen otras bibliotecas dentro de sí mismas, a las que se accede por medio de pasadizos secretos que solamente algún sabio despistado conoce... ji, ji, ji. 
   Os invito a adentraros en el fascinante mundo de las Cuadrilotecas a las que se entra un día sin quererlo y de las que ya nunca más se sale, ¡por suerte! Y os comunico que el mundo sería infinitamente más aburrido sin las Cuadrilotecas, susceptibles de convertirse en Quintupletecas o Sextuatecas, y así ad infinitum, según el grado de locura de cada lector.        
     ¡No sé qué opinaría nuestro amigo Borges al respecto!

Encuentro sin encontrar la vida


 Por muchos países que recorra
por muchos lugares que visite
por muchas personas que conozca
mi vida no la encuentro.

Vislumbro en mí un hombre avaro
que como en el cuento del rey Midas
pierde lo que más aprecia
pues al ser convertido en oro
queda desprovisto de vida.

Por muchas cosas que aprenda
por muchos dones que cultive
mi vida no la encuentro.

Permanece encerrada
en mil conocimientos adquiridos
que al no poder ser compartidos
me roban el amor. 

Permanezco a la espera
ante millones de puertas.

Millones, sí, cerradas
mientras transcurre el tiempo
y no tengo el coraje de abrir
una sola de ellas,
ansiando vanamente
poseerlas.

Quizá la vida que busco
se encuentre en la más apartada
la más sencilla y pequeña.

Pero hay en mí una mujer avara
mezquina y egoísta
que me hace creer que la vida
se halla precisamente en aquello
que en realidad me la quita.

Así, los bienes, las lenguas, los dones
se convierten en la ruina
de quien no se ha hecho capaz todavía
de dar un pedazo de sí,
de abandonar bienes y dones
por el único bien, único don:
la vida.

Una mañana de invierno



   Esta mañana he salido precipitadamente de casa, movida por mi mente desbocada, que todavía no ha aprendido a concentrarse en una sola actividad y lugar. Movida como acostumbra a sucederme por la inquietud y la necesidad constante de huir a otros lugares, salía de casa con múltiples destinos, totalmente dispares entre sí, desde la escuela de idiomas de donde espero que me llamen, hasta la biblioteca donde he de devolver una montaña de libros, pasando por ideas más peregrinas como coger un bus hasta el sur de Italia, o un avión hasta el norte de Europa, o encontrar un blabla car para regresar a Catalunya, donde seguro tengo posibilidades de trabajo más asequibles que las que parezco tener de momento aquí. 
    Caminaba con el peso de los libros rumbo a la biblioteca y todos estos pensamientos revoloteando en mi poco adiestrada cabeza, cuando de pronto me ha parecido ver en el suelo, junto al muro de la calle, a una mujer que intentaba levantarse con mucho esfuerzo. No he tardado en darme cuenta de que tenía sangre en las manos y en la nariz. Intentaba levantarse, las bolsas de comida distribuidas aquí y allí. Podría tener entre 85 y 90 años... Al ayudarla a levantarse enseguida me ha dicho que no se había caído, que simplemente el peso de las bolsas la había desviado del camino y hecho golpearse contra el muro. "Vuoi che chiamemo a una ambulanza?", le he preguntado. "No!", ha dicho enérgicamente. "Vado a casa. Santissimi Martiri, 16". La misma calle donde vivo yo. 
     Poco a poco hemos emprendido el camino en la dirección indicada, pero al cabo de pocos pasos, la mujer ha vuelto a caer. Dos personas se han detenido. "Chiamamo a la ambulanza!" Ha dicho alguien. Aurora, así se llamaba la anciana, se ha levantado enérgicamente del suelo, con una fuerza impropia de una mujer de su edad, y a vuelto a afirmar con contundencia: "¡No! ¡Vado a casa!" Nadie de las tres personas que estábamos allí en aquel momento ha tenido suficiente fuerza como para contradecirla. Así que poco a poco, acompañada de dos guardaespaldas improvisados entre los que me encontraba yo, nos hemos dirigido lentamente a Santissimi Martiri, donde la hemos dejado. 
     Veo la ventana de su casa desde mi habitación. El pequeño incidente de Aurora me ha hecho comprender que a veces lo que buscamos tal vez consista sencillamente en prestar atención a lo más inmediato y que nuestra mente se esclaviza ante la multiplicidad de posibilidades, mientras que se libera cuando descubre que no hay más que una: la de atender a lo único que en realidad es necesario en cada momento y en reconocer lo que a su vez necesitamos. Se han acabado los sueños de grandes hazañas y gestas. Ahora toca centrarse en lo más pequeño. ¡A cocinar!

viernes, 22 de enero de 2016

Conservatorio "Lucio Campiani." Uno sguardo


    Il Conservatorio Lucio Campiani di Mantova é come una porta che si apre verso una dimensione sconosciuta. Nel momento in qui si trapassa la soglia che comunica la strada con lo spazio interiore, tutto può accadere. Uno può trovarsi nel chiostro col suono melodico tracciato dalle note sulle corde di una chitarra, che qualcuno suona all' improvviso mentre un altro attraversa l' erba verde in direzione della biblioteca, alla ricerca di un libro sulle origini del Jazz, o per stampare qualche partitura di Mozart, Schönberg, Chopin, Bach o chi sa.
     Non è difficile dimenticare il trascorso delle ore quando uno si interna in questo luogo nell' atmosfera del quale si sente ancora il rumore silenzioso delle preghiere delle suore che abitavano lo spazio del convento, ma dove si percepiscono anche sottilmente le tensioni di quel tempo in cui il conservatorio era stato una caserma. Adesso i corridoii si riempiono dei suoni dei diversi strumenti o voci che insieme compongono una sinfonia non sempre perfettamente accordata, piùtosto imprevedibile, ma proprio per quello di una bellezza poco convenzionale.
      I suoni dei fiati che ci trasportano ai tempi della musica barocca, ma non solo, si mescolano ai suoni dei sax, delle batterie, le chitarre elettriche, i bassi, le voci o il piano forte che interpretano brani già classiche come Everything happens to me o Like someone in love, e lo fanno sempre in una tonalità gentilmente adattata alle necessità particolare di ogni interprete.
      Un po più avanti nello stesso corridoio, tre diversi modelli di pianoforte tracciano il "circolo delle quinte" e le immagini dei tritoni che si muovono su e giù tra i tasti bianchi e neri possono portarci a uno stato di contemplazione interiore o semplice concentrazione, a meno che abbiamo voglia di studiarne la sua meccanica, che ci prepara per delle eventuali emergenze come la rottura inaspettata di una corda.
     Ma le storie di questo conservatorio-monastero-caserma non finiscono qui. Che dire del modo in cui una professoressa ti guarda con occhi vivaci tra il piano forte e gli occhiali nel momento in cui si varca la porta della sua aula, o l'incontro con i sguardi da diverse colori che si disegnano nei volti delle persone che attraversano i corridoii per poi sparire da nuovo tra una delle molteplici porte che non si sa mai dove portano? 
     Andando un po più sopra ci abbandonano un attimo gli accordi tritonici, diminuiti, aumentati, none, seste, settime, minore, le scale melodiche, frigie, doriche o fisarmoniche... per addentrarsi nel mondo più essenziale del solfeggio che ci ritorna a quella dimensione della musica  non ancora segnata di uno stilo particolare, ma che ci mostra il suo ordine interno il quale deve essere conosciuto neanche sia soltanto per poter essere dopo scambiato non a caso e solo in caso di necessità.
     Molteplici sono le storie che accadono tra le mure di questo edificio antico dove la musica ci apporta un aria di novità. Indefinibile il modo in cui i ritmi e i tempi variano secondo le diverse musiche che si incrociano, trovano, accordano o --come in quella scala superlocria con quattro notte alterate-- si disaccordano per poi dopo accordarsi da nuovo. Molto potrebbe dirsi e immaginarsi su questo luogo situato alla strada mantovana della Conciliazione, me è a ognuno di sperimentarlo da se stesso e trovare il suo personale percorso. Vi invito a farlo, neanche sia una sola volta prima di partire verso un altro destino. 

Rilke


Ricchi e felici possono tacere,
nessuno vuol sapere che cosa sono.
Solo i poveri devono mostrarsi,
devono dir: io sono cieco
oppure: sto per diventarlo
oppure: non ho fortuna sulla terra
oppure: ho un bambino malato
oppure: a questo sono stato costretto...
E forse ancor non basta tutto questo.
E poiché tutti noi, come ad oggetti,
davanti a lor dobbiamo pur passare,
per questo li cantiamo.
Allora si può ascoltare un canto buono.
Eppure è strano l' uomo: preferisce
ascoltare di voci bianche un coro.
Ma viene Iddio in persona e resta a lungo
se lo disturba il canto degli eunuchi.

Rilke, R. M., Il libro delle immagini, Milano, 1947.